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L'espressione "fuga dei cervelli" (brain drain) ricorre piuttosto frequentemente sui giornali italiani già da diversi anni ed è utilizzata per identificare la migrazione di persone altamente qualificate che, formatesi in un paese, si trasferiscono e lavorano in un altro. È infatti piuttosto diffusa l'idea che un numero elevato di ricercatori giovani e meno giovani continui ad abbandonare l'Italia alla fine degli studi o dopo aver mosso i primi passi nel mondo del lavoro, alla volta di paesi europei ed extra-europei per costruire la propria carriera.
Il fenomeno della "fuga dei cervelli" e più in generale della mobilità geografica di persone altamente qualificate, da qualche tempo sembrerebbe interessare anche i movimenti migratori interni al paese, ossia dal Sud Italia verso il Centro-Nord, che in passato riguardavano soltanto la manodopera e le migrazioni di persone scarsamente qualificate. In Italia, si assiste così a un depauperamento delle risorse umane utili allo sviluppo sia delle aree meno sviluppate che di quelle più ricche, a vantaggio di altre aree del paese o dell'estero, che diventano così beneficiarie nette dell'investimento formativo effettuato altrove.

Attualmente la conoscenza empirica del fenomeno della mobilità geografica delle persone altamente qualificate, e più nello specifico della fuga dei cervelli, è perlopiù circoscritta a studi qualitativi e di caso: sulla stampa quotidiana, infatti, spesso compaiono stime del fenomeno, ricavate da una pluralità di fonti spesso non coerenti che non sono in grado, in ultima analisi, di fornire un quadro conoscitivo robusto ed esaustivo del fenomeno.

Pochi sono gli studi che ci consentono di stimare, anche con poca precisione e dettaglio, l'entità e la dinamica del fenomeno, e ad oggi in Italia nessuno studio permette di comprendere le determinanti, le cause e le caratteristiche della popolazione altamente qualificata che migra dal luogo di nascita o di conseguimento del titolo di studio più elevato in un paese estero ma anche verso un altro territorio nazionale.
Le informazioni attualmente a disposizione, anche se come detto parziali e imprecise, ci consentono tuttavia di ipotizzare che il problema italiano non stia tanto nella fuga, ma nelle scarse capacità attrattive del nostro paese: le migrazioni qualificate dall'Italia non hanno quote molto elevate, ma gli aspetti problematici riguardano l'alto contenuto di capitale umano di coloro che lasciano il paese e i bassi livelli di qualificazione degli immigrati che entrano in Italia.

Per tali ragioni, a seguito di un attento studio progettuale, l'Area Analisi e Valutazione delle Politiche per l'Occupazione dell'Isfol ha deciso di avviare una ricerca sul fenomeno della "mobilità geografica dei dottori di ricerca". In particolare lo studio si concentra sui dottori di ricerca che dalle aree del Mezzogiorno si spostano verso le regioni Centro-Settentrionale e che da tutta l'Italia migrano verso l'estero. La ricerca è supportata da un'indagine statistica che permette di quantificare e qualificare il fenomeno del brain drain in Italia, di costruire una base informativa utile ad analizzare il fenomeno e valutare le iniziative predisposte dalle istituzioni pubbliche per favorire il rientro dei "cervelli": l'obiettivo è quello di definire le caratteristiche, le consistenze e le motivazioni del flusso di persone altamente qualificate che dopo aver ultimato il proprio percorso di studi in una determinata regione italiana, decidono di trasferirsi altrove.
La ricognizione dei dati esistenti ha portato alla decisione di limitare l'analisi ai soli dottori di ricerca, in primo luogo perchè il dottorato di ricerca è il titolo di studio più elevato conseguibile in Italia; in secondo luogo perchè i programmi di dottorato sono supportati da un consistente finanziamento pubblico.
L'indagine prende pertanto in considerazione tutti i dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo in un ateneo italiano nel 2006 ovunque essi risiedano attualmente, al fine di ricostruire la mobilità geografica dal conseguimento del titolo ad oggi in relazione alla condizione occupazionale.
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